Hoy les traduzco un poema de Mariangela Gualtieri que me gusta mucho. Lo quiero dedicar a todas las mujeres madres, con o sin hijos, de sueños en la tierra.
Hay mujeres llenas de amor
son espadas, horquillas y ases
en la manga.
Vitalidad sobresale
de los pezones por una pequeña leche
para el niño. La estructura celeste les afecta
aquel tejer al enigma
hasta el velo que se movió levemente
hasta las sondas agudas
de concentración.
de concentración.
No son mujeres en verdad
sino pájaros asomados en las crías
indefensas. Entra el verano
en la ropa
y se mete
en un sudor de huesos delicados.
Están aquí. Llevan parte del peso
un polvo de estrellas primarias.
Ayudan riendo
las orillas de un cielo
imperfecto que a veces cae.
Lloran. De vez en cuando.
Aquel estropearse del pan
el grave precipicio del tiempo.
Son que no hay en el mundo
Son que no hay en el mundo
boca que ría mejor
de aquella llama de ellas. O ligereza
a la orilla de los niños.
No hay nada que perfore
como el incendio de fiesta
de aquella risa. Son cabañas
donde el cansado peregrino
llora
un poco
en tardes sombrías de gravedad terrenal.
Dicen: «Nacemos hacia adelante. Hacia la fuente
de toda una luz. Hacia el aquí.
Hacia el tiempo. Hacia la nada. Cálmate ahora».
Por eso están aquí. Traer la palabra.
Reír. Estar sin pensamiento.
Dar de comer. Ser cambio genial.
Limpiar donde se ensucia. Milagrar.
Son una obra entera de amor
bordada de estrellas.
***
Ci sono donne gonfie d’amore
sono spade e forcelle e assi
nella manica.
Vitalità si sporge
dai capezzoli per un latte piccolo
all’infante. Le condiziona la struttura celeste
quel tessere l’enigma
fino al velo scostato per pochissimo
fino alle sonde acute di concentrazione.
Non sono donne in verità
ma passeri sporgenti su nidiate
inermi. L’estate entra
nei vestiti
e s’infila
in un sudore d’ossa delicate.
Sono qui. Portano parte del peso
una polvere di stelle primarie.
Soccorrono ridendo
le sponde d’un cielo
imperfetto che a volte cade.
Piangono. Ogni tanto.
Quel guastarsi del pane
il grave precipizio del tempo.
Sono che non c’è al mondo
bocca che rida meglio
di quella loro fiamma. O leggerezza
in sponda d’infante.
Niente c’è che perfori
come l’incendio a festa
di quel riso. Sono capanne
dove lo stanco pellegrino
piange
un poco
in sere cupe di gravità terrestre.
Dicono «Si nasce in avanti. Verso la fonte
di tutta una luce. Al qui.
Al tempo. Al niente. Càlmati ora».
Sono qui per questo. Portare la parola.
Ridere. Stare senza pensiero.
Dare da mangiare. Essere geniale svolta.
Pulire dove si sporca. Miracolare.
Sono opera intera d’un amore
trapuntato di stelle.
***
Ci sono donne gonfie d’amore
sono spade e forcelle e assi
nella manica.
Vitalità si sporge
dai capezzoli per un latte piccolo
all’infante. Le condiziona la struttura celeste
quel tessere l’enigma
fino al velo scostato per pochissimo
fino alle sonde acute di concentrazione.
Non sono donne in verità
ma passeri sporgenti su nidiate
inermi. L’estate entra
nei vestiti
e s’infila
in un sudore d’ossa delicate.
Sono qui. Portano parte del peso
una polvere di stelle primarie.
Soccorrono ridendo
le sponde d’un cielo
imperfetto che a volte cade.
Piangono. Ogni tanto.
Quel guastarsi del pane
il grave precipizio del tempo.
Sono che non c’è al mondo
bocca che rida meglio
di quella loro fiamma. O leggerezza
in sponda d’infante.
Niente c’è che perfori
come l’incendio a festa
di quel riso. Sono capanne
dove lo stanco pellegrino
piange
un poco
in sere cupe di gravità terrestre.
Dicono «Si nasce in avanti. Verso la fonte
di tutta una luce. Al qui.
Al tempo. Al niente. Càlmati ora».
Sono qui per questo. Portare la parola.
Ridere. Stare senza pensiero.
Dare da mangiare. Essere geniale svolta.
Pulire dove si sporca. Miracolare.
Sono opera intera d’un amore
trapuntato di stelle.
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