Tuesday, February 18, 2020

Intuizione, azione e meditazione Vipassana

L'essere umano possiede qualcosa di meraviglioso: l'intuito. Quella vocina che ci fa andare in una direzione invece che in un'altra, che sa riconoscere e dare soluzioni creative e che sembra avere accesso alla più grande conoscenza, manifestandosi come un fulmine, più veloce della ragione e del sentimento.

Quante volte sentiamo quella voce che ci dice di fare o non fare certe cose, e quante volte la ascoltiamo o non la ascoltiamo per poi magari pentircene dicendo “lo sapevo”.


Mi succede che a volte “intuisco” ciò che sarebbe la cosa migliore da fare, o intuisco qualcosa quando conosco qualcuno, però non sempre agisco immediatamente in base all'intuito. Mi rendo conto che per ascoltare la propria intuizione, bisogna averne fiducia, imparare a riconoscerne la voce, differenziandola da quella dell'immaginazione o dalla paura. A volte possono volerci settimane, mesi o anni per potera ascoltare e passare ad una azione congruente, ed è proprio in questo lasso di tempo che si verificano eventi che, se uno presta attenzione e sa coglierne il significato, ci danno forza e spingono ad aver coraggio ed agire.


Quando avevo ventun'anni sono partita da sola per il Messico con lo zaino in spalla seguendo un'intuizione, sentendo che mi avrebbe fatto bene un'esperienza di vita fuori dall'Europa. Non conoscevo molto della cultura messicana (poco o niente), ma mi guidava una particolare attrazzione per le culture indigene del Nord America che sentivo fin da piccola e la voglia di imparare lo spagnolo. Dopo vari mesi di viaggio, innamorata di quella terra e della sua gente ho deciso di rimanere a vivere lì per un periodo più lungo.


Considero il Messico la mia seconda terra madre, dove ho vissuto per 10 anni della mia vita. Mia figlia, Isha, è cresciuta lì fino all'età di 8 anni, anche se visitavamo regolarmente la famiglia in Italia, infatti fin da piccola è vissuta un po' tra due culture e nel bilinguismo.


Quando ho iniziato a intuire che sarei partita per un lungo viaggio insieme a lei lontano dal Messico, sapevo che un cambiamento mi avrebbe fatto bene. Sentivo che da tempo stavo vivendo nella mia zona di confort senza vivere al pieno tutte le mie potenzialità, i miei doni e i miei talenti. Non avevo nessuna ragione per lamentarmi, vivevo una vita tranquilla, senza tante pretese, ma ricca di tempo, di amici e con tutte le necessità basiche coperte.


In america latina avere un buon tetto sulla testa, da mangiare, buoni amici ed il tempo e la salute da condividere con le persone amate, sono ragioni sufficienti per gioire della vita. In generale c'è una maggiore accettazione della precarietà della vita e si vive un po' più alla giornata, facendo una vita più semplice e con meno lussi. Forse proprio per questa mancanza di così tanto benessere materiale (a differenza dell'Europa), è presente un maggior spirito di solidarietà tra le persone, nella consapevolezza che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e si tessono relazioni di amicizia calde e sincere. E' come se le “barriere” che ci separano egoisticamente l'uno dall'altro, siano allentate, più deboli.


Nonostante questa vita tranquilla e ricca di relazioni profonde continuavo ad incontrarmi con persone che mi parlavano di viaggi, degli amici partivano, altri tornavano, per questa o quella esperienza all'estero e sentivo ogni volta qualcosa accendersi dentro di me. Sentivo come ad ogni racconto cresceva la voglia di fare anche io certe esperienze, di cambiare e rimettermi in discussione, e di ispirarmi a fare qualcosa di nuovo e significativo nella mia vita.
Da tempo sentivo un'attrazione per l'India, il Nepal, e l'Asia in generale, però non riuscivo a capire perchè o quando ci sarei potuta andare. Appena iniziavo a pensare di fare questo viaggio mi si riempiva la testa di incertezze e ragioni per le quali non mi sarebbe stato possibile in un futuro prossimo.


Simultaneamente è iniziata a succedere un'altra cosa: moltissimi dei miei amici e conoscenti hanno partecipato a dei corsi di meditazione Vipassana nella tradizione di Goenka e Sayagi U Ba Kin, la meditazione insegnata dal Buddha Siddharta Gautama circa 2500 anni fa.


Una volta l'anno, nella zona dove vivevo in Messico nello stato di Veracruz, vengono organizzati corsi di 10 giorni per imparare questa tecnica di meditazione. Si tratta di un ritiro con un programma molto fitto che inizia alle 4.30 del mattino, dove si fa voto di silenzio ed ogniuno pratica la meditazione Vipassana così come gli viene viene insegnata dalla mattina fino alla sera, con qualche pausa per i pasti, il riposo ed un discorso serale mirato a spiegare meglio la tecnica e infondere incoraggiamento per i giorni a seguire.


Ho iniziato quindi a ricevere caldi consigli a partecipare ad uno di questi corsi, gli amici che già c'erano stati mi dicevano: “ti farà bene”, “è la cosa più profonda che io abbia mai fatto”, “devi assolutamente parteciparvi”, ma senza aggiungere molto di più. Io semplicemente guardavo le loro facce quando me ne parlavano e rimanevo colpita dal loro entusiasmo, ma non facevo altre domande. Dopo un bel po' di queste forti raccomandazioni, ho deciso che avrei voluto partecipare ad uno di questi corsi, ma mi sentivo comunque scoraggiata, la mia mente ripeteva “non ho nessuno che si possa prendere cura di mia figlia per così tanto tempo, non penso potrei parteciparvi, 10 giorni sono troppi, come si fa, non ne ho il tempo” e si agganciava a questa scusa.


Dentro di me da tempo intuivo che la meditazione mi avrebbe fatto molto bene, anche se non ne sapevo molto al riguardo, e non ero andate oltre l'ascoltare qualche meditazione guidata su youtube, o stare in silenzio per qualche minuto nelle lezioni di yoga. Meno che meno sapevo in cosa consistesse la meditazione Vipassana, ma presentivo che l'unico modo per scoprirlo veramente sarebbe stato assistendo ad un ritiro serio ed “intensivo”.


Un giorno poi è successo qualcosa che ha aperto una breccia nella mia mente.


Ero in vacanza con mia figlia al mare, ospite a casa di una amica meditatrice di Vipassana che guardacaso aveva organizzato una meditazione di gruppo a casa sua con vari meditatori. Mi invitano a sedermi in silenzio con loro per la durata di un'ora, non mi spiegano nulla sulla tecnica di Vipassana, solamente mi dicono “prova ad osservare le sensazioni del respiro che entra ed esce dalle narici”. Non mi faccio perdere questa opportunità, penso che il fatto di essere con loro mi darà forza e così mi ritrovo seduta a gambe incrociate insieme a loro, cercando di seguire le mie inalazioni ed esalazioni. Un'ora passa, incredibilmente non mi è sembrata così eterna, ed all'aprire gli occhi vedo i visi tranquilli degli altri meditatori ed anche io mi sento bene e stupefatta dall'essere rimasta per tutto quel tempo seduta ad occhi chiusi. La mente non si era fermata un attimo, passando da un pensiero all'altro, per questo era stato difficile mantenere la concentrazione sul respiro, ma sentivo una bella atmosfera che mi circondava. Dopo questa esperienza mi sento nuovamente determinata a fare un corso di Vipassana di 10 giorni e scoprirne di più, ma spiego ai miei amici che non so come poter assentarmi da mia figlia per così tanto tempo, dato che il papà  non c'è  e non ho familiari in Messico. Due di loro, mi dicono che se gli sarà possibile nel periodo del corso, sarebbero felici di prendersi cura della bambina per la durata del ritiro, in modo che io possa parteciparvi. In quel momento qualcosa scricchiola nella mia mente, e si apre un varco tra i pensieri pessimisti e sfiduciosi: mi rendo conto che realemente è possibile, e che ci sono persone disposte ad aiutarmi e che sta a me aprirmi a che succeda. Nei giorni seguenti ammiro le qualità fuori dal comune di queste persone in quanto a disponibilità, pazienza e gentilezza, sto molto bene con loro.


Solamente dopo più di un anno da quest'evento mi si ripresenta di nuovo l'opportunità di partecipare ad un corso. Mi iscrivo, ma proprio qualche settimana prima che inizi il ritiro la situazione sembra ancora irrisolta, gli amici che si erano offerti di aiutarmi l'anno prima non sono in zona e la cara amica con cui pensavo di poter lasciare mia figlia durante quei giorni mi dice che non avrebbe potuto prendersene cura per tutta la durata del corso. Di nuovo mi sembra troppo difficile vincere le mie paure e trovare una soluzione. Inoltre non mi sono mai distaccata per così tanti giorni di fila da mia figlia, che anche se ormai ha quasi 8 anni mi sembra ancora così piccola, pensare di non poterle neanche mandare un messaggio per sapere come sta o una chiamata mi sembra troppo. Sono sul punto di rinunciare ma prima mando un messaggio all'amico che aveva aperto la prima “breccia nella mia mente” offrendomi il suo aiuto più di un anno fa; ora lui si trova in Nepal, quindi non mi potrà aiutare direttamente, ma gli racconto comunque che non so come fare e che forse è il caso che io annulli la mia partecipazione al corso. Mi risponde di pensare ad altre soluzioni e che dovrei cercare di non farmi sfuggire questa opportunità. In qualche modo riesce ad infondermi della nuova determinazione, faccio un giro di chiamate ad alcuni amici stretti di famiglia con cui mia figlia è abituata a stare e in men che non si dica ho organizzato un gruppo di persone che si prenderanno cura di lei durante i giorni del corso a turno, portandola a scuola facendole da mangiare e stando con lei. Non ho trovato un'unica persona per tutti i dieci giorni, ma più di una, l'unione fa la forza. Anche mia figlia è entusiasta di stare per un po' con gli zii e cuginetti acquisiti (così considera alcuni amici); è sempre stata una bambina indipendente a cui piace stare in compagnia e vive con emozione questo cambiamento di routine, come se andasse ad una gita, pure lei mi incita ad andare al corso!

Nella mia mente rimangono le classiche paure di una mamma attaccata a sua figlia, ma ormai non ho più scuse, so che i miei amici si prenderanno cura di Isha benissimo e in fin dei conti il corso è solo a qualche km da casa, in caso di un'urgenza posso sempre uscire prima della fine del corso dal centro di meditazione.


Quello che è successo durante il primo corso di Vipassana e con la pratica quotidiana di meditazione che ne è seguita ha dato una svolta ed è stato di enorme beneficio nella mia vita. Mi sono resa conto in modo esperienziale (non solo perchè l'avevo letto da qualche parte o capito intellettualmente o perché  me l'aveva detto qualcuno) di quanto le mie scelte ed azioni fossero determinate da dei condizionamenti. Specialmente ho iniziato a capire ed intravedere dove avessero origine le mie reazioni e come comportarmi se volevo coltivare una certa capacità di distacco al momento di prendere le decisioni nella mia vita, in modo da fare scelte che potessero realmente essere di beneficio a me e agli altri. Volevo fare un viaggio in India ma mi sono resa conto che il viaggio più importante che dovessi intraprendere era quello dentro di me, e per questo non avevo bisogno di andare così lontano. Capire come funziono, come vivere una vita sana, dove non faccio del male a me stessa o agli altri, e dove per lo meno ci provo al massimo delle mie capacità, è diventata la cosa più importante. Vivere la libertà, quella vera, che è un'esperienza interiore.


Qualche mese dopo il corso ho deciso di trasferirmi in Italia con mia figlia vicino al centro di meditazione Vipassana italiano per un periodo di volontariato. Ho deciso che la meditazione sarebbe stato il punto di partenza.


Tutti i corsi di Vipassana, così come insegnato da Goenkaji, sono gratuiti. Vengono organizzati da meditatori che offrono il loro tempo e lavoro per permettere ad altre persone di imparare questa tecnica di meditazione. Solo dopo aver terminato un corso intero di 10 giorni è possibile fare una donazione all'associazione in modo che sia possibile organizzare ulteriori corsi per altre persone.


Ho capito che questa tecnica di meditazione che mi stava aiutando così tanto è arrivata a me anche grazie allo sforzo di tante persone e dopo averne conosciuto alcune che si occupavano direttamente dell'organizzazione dei corsi mi sono lasciata ispirare ed ho deciso che prima di qualsiasi viaggio in terre lontane mi sarebbe stato di maggior beneficio approfondire la meditazione. Fare servizio ad un centro di Vipassana significa meditare e lavorare meditando, in un contesto che facilita e propizia l'auto-osservazione. Si ha l'opportunità di dare qualcosa agli altri, ma ci si rende ben presto conto che in realtà si sta aiutanto anche se stessi attraverso gli altri. In realtà è una specie di sano egoismo quello che spinge le persone al volontariato.


Così ho lasciato il Messico, una terra che amo profondamente e relazioni a me molto care per approfondire questa tecnica nella mia terra natale, approfittandone anche per stare più vicino anche alla famiglia d'origine e tornare a vivere nella mia cultura madre, dopo molti anni e da un altro punto di vista.


Grazie al servizio ho potuto imparare molto ed ho stretto nuove amicizie che mi hanno appoggiato nel cammino, anche prendendosi cura di mia figlia, in modo che potessi dedicare del tempo in più alla meditazione partecipando ad altri ritiri.

Mia figlia ha potuto vivere per la prima volta anche nella sua terra natale (dove aveva vissuto i primi 9 mesi della sua vita prima di andare a vivere in Messico), di imparare meglio la sua seconda lingua andando a scuola in Italia e di vivere le 4 stagioni in questo paese, entrando più a contatto con la sua cultura. Ha vissuto dei grandi cambiamenti e sicuramente è stata una sfida per lei adattarsi ad un nuovo sistema scolastico, fare nuove amicizie, ma sopratutto vivere ed accettare il distacco da persone a lei molto care in Messico; per me la sfida è stata accompagnarla in tutto questo, con tutte le sue emozioni e difficoltà. Allo stesso tempo ha fatto nuove esperienze con grande gioia ed emozione, come andare in una nuova scuola, scoprire nuovi paesaggi e stagioni (l'inverno con la neve), tessere nuove relazioni, assaporare nuovi cibi ed abitudini. Insieme abbiamo partecipato anche a dei piccoli corsi di meditazione per bambini e sento che questa esperienza è stata per lei come ricevere un piccolo seme che crescendo e se lo vorrà la aiuterà ad affrontare i cambiamenti della vita con più tranquillità e fiducia in se stessa.


Dopo un anno e mezzo di pratica quotidiana di meditazione, ed avendo praticato una buona dose di flessibilità a creatività nella risoluzione dei problemi, mi sono sentita pronta per intraprendere con Isha un viaggio in India nel “giusto stato mentale” e di rimettermi in gioco nel mondo.

***

Per chi fosse interessato a scoprire di più sui corsi di Vipassana in Italia:

https://www.dhamma.org/en/schedules/schatala 


Entrata a Dhamma Atala, Lutirano, Italia

Wednesday, February 5, 2020

Viajar, trasformarse y compartir


Viajar para mi significa abrirse voluntariamente a una transformación. Hacer una experiencia de vida donde te pones en contacto cercano con una cultura extranjera, donde conoces a la población local, compartiendo momentos juntos, donde entras en la intimidad de la vida de otras personas, de otras familias, de otros hogares, donde aprendes otro idioma. Viajar significa, sobre todo, abandonar tu zona de confort y tus condicionamientos para adoptar, aunque solo sea por un momento, la visión del otro, sus tradiciones, sus usos y costumbres. Observar la vida a través de un nuevo filtro, ponerse las gafas con lentes de otro color.

Viajar genera cambios irreversibles. Nos damos cuenta de que algunas de las certezas y seguridades en las que basamos nuestra vida y nuestras decisiones son muy "relativas" y ampliamos nuestra visión, mientras entendemos que el ser humano en su esencia es el mismo en todas partes. Viajar a menudo para mí también significa vivir en otra cultura durante largos períodos de tiempo, por meses.

Ser madre soltera y joven cambió mi vida, y no solo porque ser madre (o padre) la cambia a cualquiera, sino también y sobre todo por lo que significa en esta sociedad ser mujer, madre y tener una hija sin uno de los padres presente. La responsabilidad de otra vida que depende de mi y la presión que se siente por hacer las cosas de la manera más "socialmente aceptable" o a sacrificarse por los hijos puede hacer que los sueños y proyectos de vida que una(o) tenga se cierren en un cajón por miedo a no hacer lo correcto o porque simplemente se toman decisiones dictadas por las condicionamientos sociales o familiares.

Hacer lo que sientes y sueñas incluso si eres madre o padre, incluso si sientes esa "carga adicional" debido a la ausencia del otro padre, o si hay otras situaciones difíciles, es posible.
Desarrollar ciertas cualidades es fundamental: una capacidad de observación que te permita discernir entre miedos, imaginación y problemas verdaderamente insuperables, creatividad para resolver situaciones, organización, curiosidad, una buena dosis de valentía y, por último, una cierta tranquilidad interior (mental principalmente) que te permita aceptar las consecuencias de tus acciones (cualquiera sean) y navegar incluso en la tormenta. Quien sea que realmente logre ir más allá de sus miedos, sin querer cancelarlos, sino tomándolos de la mano, manteniendo las riendas de su vida, puede ser una fuente de inspiración para los demás.

Antes de salir de viaje con mi hija, escuché muchas historias de viajeros, me quedaba fascinada al escuchar sobre tierras y países lejanos, sobre encuentros, idiomas, tradiciones y aventuras. Aunque por un lado disfrutaba escuchando o leyendo estas historias, una parte de mí sentía que también podía ser una de esas viajeras, que quería ser protagonista y no solamente oyente de esos cuentos, pero pensaba que mi maternidad no me lo permitía.
La mayoría de las veces, las historias provenían de hombres y mujeres sin hijos y, a menudo, solteros en el momento de su viaje, y por lo tanto libres de viajar por el mundo a su antojo. Luego, cuando la idea de hacer un largo viaje con mi hija comenzó a tomar su lugar en mí, busqué y encontré historias de familias que viajaban. ¡Me di cuenta de que no era una idea tan extraña, y de hecho había muchas personas que ya estaban haciendo lo que yo quería hacer! Me dejé inspirar.. Pero aún persistía la idea de que estaba sola, que ciertamente habría sido posible, o tal vez simplemente no tan difícil hacer un largo viaje, si hubiéramos sido dos para criar a una hija, si hubiera tenido una pareja, y esta idea me di' cuenta, era una límite auto impuesto, eco de condicionamientos fuertes y antiguos. Esta idea se desvaneció gradualmente cuando comencé a contactar por correo electrónico y por teléfono a los padres que habían viajado con sus hijos a lugares inusuales y a hablar con personas que habían experimentado varias mudanzas o que habían viajado mucho en su infancia y vivido muchos cambios y que precisamente por esta razón, a pesar de algunas dificultades, habían desarrollado cualidades hermosas y enriquecedoras gracias a ello. En algún momento incluso llegó el contacto de una mama soltera de Lituania que vivía en Nepal con su hijo pequeño y con quien pude intercambiar mensajes alentadores. ¡Me di cuenta, gracias a todo este intercambio de historias, que lo único que me impedía tener las experiencias que quería eran mis límites mentales!

De ahí nace mi deseo de compartir la historia del viaje con mi hija a la India y Nepal (pero también en Italia antes de partir) en este blog, con la esperanza de que esta historia pueda inspirar a ir más allá de los límites y miedos y a tratar de hacer realidad los sueños en el cajón, abrazando el camino, lleno de altibajos y matices, porque ese camino es todo lo que hay, consciente de que solo al salir de la zona de confort es posible tener una visión más profunda de la vida.



Viaggiare, trasformarsi e condividere


Viaggiare significa aprirsi volontariamente ad una transformazione.
Fare un'esperienza di vita che ti porta a stretto contatto con una cultura straniera, conoscere la gente locale, condividere momenti insieme, magari entrare nell'intimità di una famiglia, della loro casa, imparare una nuova lingua. Viaggiare significa soprettutto uscire dalla propria zona di confort e dai propri condizionamenti per adottare anche se solo per un momento la visione dell'altro, le sue tradizioni, i suoi cosumi o usanze. Osservare la vita attraverso un altro filtro, provare a mettersi gli occhiali con la lente di un altro colore.

Viaggiare genera cambiamenti irreversibili. Ci si rende conto che alcune delle certezze o sicurezze sulle quali basiamo la nostra vita e decisioni sono molto “relative” e si amplia la propria visione, mentre si scopre che l'essere umano nella sua essenza è uguale ovunque.
Viaggiare significa tutto questo per me e spesso significa vivere in un'altra cultura anche per lunghi periodi di tempo.

Essere madre single e di giovane età mi ha cambiato la vita, e non solamente perchè essere genitore cambia la vita a chiunque, ma anche e sopratutto per ciò che significa in questa società essere donna, madre ed avere una figlia senza un genitore presente.
La responsabilità di un'altra vita a carico e la pressione che si sente a fare le cose nel modo più socialmente “accettabile” e a sacrificarsi per i propri figli a volte fa si che si chiudano in un cassetto sogni e progetti per paura a non fare la cosa giusta o perchè semplicemente si fanno delle scelte dettate dai condizionamenti sociali o familiari.
Fare ciò che senti e sogni anche se sei madre o padre, anche se senti quel “carico extra” dovuto alla mancanza dell'altro genitore, o ci sono altre situazioni difficili, è comunque possibile.

Sviluppare certe qualità è essenziale: una capacità di osservazione che permetta di discernere tra paure, immaginazione e problemi realmente insormontabili, creatività nel risolvere le situazioni, organizzazione, curiosità, una buona dose di coraggio e ultimo però non meno importante una certa tranquillità interiore (mentale) che permetta di accettare le conseguenze delle proprie azioni e navigare anche nella tempesta. Chiunque riesca realmente ad andare oltre le proprie paure, senza volerle annullare, ma anzi prendendole per mano, mantenendo comunque le redini della propria vita, può essere fonte di ispirazione per il prossimo.
Prima di partire in viaggio con mia figlia, ho ascoltato tante storie di viaggiatori, rimanendo ammaliata a sentire di terre e paesi lontani, di incontri, lingue, tradizioni ed avventure. Se da un lato godevo di queste storie, una piccola parte di me sentiva che avrei potuto essere anche io una di queste viaggiatrici, ma che la mia maternità non me lo permetteva.
Nella maggior parte delle volte i racconti provenivano da uomini e donne senza figli e spesso anche single al momento del loro viaggio, e quindi liberi di girare il mondo a piacimento. Poi quando l'idea di fare un viaggio lungo con mia figlia ha iniziato a prendere piede in me, ho iniziato ad cercare ed incontrare storie di famiglie viaggiatrici. Mi sono resa conto che non era un'idea così strana e che anzi c'erano tante persone che stavano già facendo quello che volevo fare io!
Ma persisteva ancora in me l'idea che ero sola, che certo sarebbe stato possibile, o forse semplicemente non così difficile fare un viaggio lungo, se fossimo stati in due a crescere una figlia, e questa idea era un limite autoimposto, eco di forti e antichi condizionamenti. Questa idea è sfumata poco a poco quando ho iniziato a contattare via mail o per telefono genitori che avevano viaggiato con i propri figli in luoghi insoliti, e parlando con persone che avevano vissuto vari trasferimenti o viaggiato molto nella loro infanzia e che proprio per questo avevano, nonostante delle difficoltà, sviluppato delle belle qualità.
Ad un certo punto è arrivato anche il contatto di una mamma della Lituania che viveva in Nepal con suo figlio con cui ho potuto scambiare dei messaggi incoraggianti.
Mi sono resa conto, grazie a tutte queste condivisioni di storie, che la base di ciò che mi frenava dal fare le esperienze che volevo era costituita dai miei limiti mentali!

Questo testo nasce quindi con la speranza che il racconto della mia esperienza, possa ispirare ad andare oltre i propri limiti e paure e provare a realizzare i sogni nel cassetto abbracciandone il cammino, pieno di alti e bassi e sfumature, consapevoli che solo uscendo dalla propria zona di confort è possibile avere una visione più profonda della vita.


Lutirano, l'inizio del viaggio, Italia

Bosque amante obscuro

 Otra poesía que he traducido "artesanalmente" al español de mi poetisa favorita italiana Mariangela Gualtieri,. Que la disfruten ...